Sangue nelle feci: fare il test può ridurre la mortalità

Sangue nelle feci, fare il test annualmente dopo i 45 anni può rivelarsi decisivo

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Fare il test per individuare la presenza del sangue nelle feci può rivelarsi decisivo nella lotta contro una lunga serie di malattie. A confermarlo di recente è stata una ricerca pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute e condotta in Toscana dall’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica di Firenze (Ispo).

Sangue nelle feci: a volte è difficile accorgersene

La presenza di sangue nelle feci, denominata proctoraggia (sanguinamento rettale) non è sempre visibile ad occhio nudo. A volte le tracce sono microscopiche, tanto da poter essere evidenziate solo mediante specifiche analisi di laboratorio. Tra i più importanti esami di screening c’è la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF), il quale dovrebbe essere ripetuto annualmente dopo i 45 anni di età. Proprio grazie ad esso è possibile in particolare individuare per tempo il tumore del colon-retto, ma non solo.

Sangue nelle feci: il test può ridurre sensibilmente la mortalità

La ricerca del sangue occulto nelle feci può rivelarsi estremamente importante. Grazie ad esso, infatti, è possibile ridurre la mortalità del 33% nel caso in cui il test sia eseguito annualmente e del 21% in caso di cadenza biennale. E’ quindi considerato un esame molto prezioso ai fini di una diagnosi precoce, traducendosi a sua volta in una prognosi migliore. Grazie ad esso è possibile assicurare maggiori possibilità di sopravvivenza ad un numero elevato di persone che lo effettuino.

Sangue nelle feci: i motivi per fare il test

Perché fare il test per reperire la presenza di sangue nelle feci? Se le percentuali già ricordate non bastano, va anche sottolineato come il tumore del colon-retto, spesso si riveli in grado di non evidenziare alcuna sintomatologia particolare. Inoltre esso rende possibile individuare altre patologie come l’ulcera duodenale e/o gastrica, la colite ulcerosa, le varici esofagee, il morbo di Crohn, le fistole anali o la diverticolite. Proprio per questo sarebbe comunque il caso di farlo e, comunque, di rivolgersi al proprio medico ove si presentino mutamenti delle proprie abitudini intestinali.

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