Brexit: anche il ministro Rudd si dimette in polemica con Johnson

La Brexit continua a caratterizzare la politica britannica, con effetti devastanti sui Tories, che continuano a perdere pezzi

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La Brexit continua a provocare grandi polemiche nel Regno Unito. Dopo le clamorose dimissioni di Jo Johnson, fratello del Premier Boris, ora arrivano quelle di Amber Rudd, ministra di Lavoro e Pensioni. Una defezione motivata con il fatto che il Primo Ministro penserebbe solo al No Deal, senza preparare ipotesi alternative.

Brexit: il partito conservatore sta letteralmente implodendo

Le dimissioni di Amber Rudd, seguite da parole di fuoco nei confronti di Boris Johnson, sono l’ennesimo colpo di scena per i Tories. Il partito sta letteralmente collassando dall’interno, dilaniato dalle polemiche relative al modo di uscire dall’Unione Europea. Proprio la Rudd ha definito la strategia del No Deal alla stregua di un atto di vandalismo politico e un attacco alla democrazia.

Brexit: non solo Rudd, contro Johnson

La decisione di Amber Rudd rappresenta solo l’ultimo atto della guerra intestina in atto nel partito conservatore. A livello simbolico va infatti registrata la purga messa in atto contro Nicholas Soames, nipote di Winston Churchill, ovvero il modello ideologico di Boris Johnson. Espulso dal partito, non ha esitato ad affermare che il suo illustre parente non potrebbe che essere disgustato dal comportamento dell’ex sindaco londinese. Un giudizio del resto condiviso da molti rappresentanti dei Tories, i quali non nascondono il loro disagio per quanto sta accadendo sulla Brexit.

Brexit: cosa accadrà ora?

La scadenza del 31 ottobre, data in cui scatterà la Brexit, continua intanto ad avvicinarsi. Boris Johnson continua ad affermare in maniera risoluta la sua volontà di non accordarsi con l’UE per una uscita soft. Un atteggiamento che però è stato sconfessato dal Parlamento, con l’approvazione di una legge che impedisce una ipotesi di questo genere. Ove il Premier persistesse nel suo atteggiamento e andasse in fondo, rischierebbe persino l’arresto. La sterzata impressa da Johnson, però, preoccupa non poco i conservatori, che potrebbero perdere l’appoggio dell’elettorato moderato. Considerata la prossimità di nuove elezioni un quadro di assoluta desolazione, che sembra preludere ad una vera e propria rivoluzione nei rapporti di forza parlamentari.

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